Pesce e verdura: il piatto perfetto di playa

A Cuba il tema del cibo, come nella maggior parte dei Paesi, è un tema culturale, economico e, in molti casi, politico: la Crisi degli anni ’90 (denominata Periodo Especial e caratterizzata dal crollo del blocco socialista e la fine del loro sostegno all’isola in campo economico ndr) ha portato sulla nostra isola ogni tipo di carenza ma la peggiore è stata quella di cibo! Questo ci ha obbligato a cercare alternative alimentari di sussitenza e nuove strategie familiari. 

Prima della Crisi non c’erano veri e propri problemi di scarsità di prodotti alimentari ma in ogni caso la cultura culinaria era decisamente limitata per varietà di ingredienti. In quel periodo i vegetali erano pochi e, in generale, non rientravano nella dieta quotidiana dei cubani: ci bastavano l’insalata, il pomodoro, il cetriolo, l’avocado e il cavolo.

La Crisi ha fatto in modo che nelle zone urbane si cominciasse a produrre verdura e ortaggi in piccoli orti improvvisati e spazi familiari diversi come balconi, tetti, cortili etc… Paradossalmente quella situazione ci ha obbligato a produrre cibo di filiera corta, senza fertilizzanti e, di conseguenza, anche più sano.

è stato proprio in quel momento che a Cuba sono cominciati anche i progetti di cooperazione -fondamentalmente nei settori cooperativo e agrario- che hanno ulteriormente aiutato il nostro Paese a utilizzare risorse, anche alimentari, poco sfruttate nel Paese.

Nella mia esperienza di lavoro in progetti internazionali ho potuto osservare che questa “nuova cultura alimentare e produttiva” si è disseminata più rapidamente nelle zone urbane che in quelle rurali. Si è cominciato a coltivare bietola, spinaci, carote, barbabietole e varietà di insalata e cavolo diverse. Le grandi produzioni sono rimaste soprattutto per gli alimenti come i fagioli e le “viande” che altro non sono che il platano, la malanga, la yuca, la patata, il boniato etc.. coltivazioni che richiedono grandi estensioni di terre.

In questo contesto COSPE, insieme a organizzazioni cubane e al Ministero dell’Ambiente e dell’Industria Alimentare, ha sviluppato “SOS Pesca”, un progetto con focus sull’ambiente, sulla pesca sostenibile e l’esplorazione di alternative economiche per la popolazione residente nelle due comunità coinvolte: Guayabal e Playa Florida, entrambe nella parte sud orientale del Paese rispettivamente nelle province di Las Tunas e Camaguey.

Due villaggi di pescatori distanti tanto dalla capitale del Paese che dai capoluogi delle loro province. E questa è stata una delle sfide: affrontare i tempi e le dinamiche tipiche di una comunità peschiera, tanto solidale al suo interno quanto sospettosa con chi arriva dall’esterno con nuove proposte.

Nonostante questo, durante i tanti incontri e workshop che sono stati fatti in questi anni di progetto, ho sempre avvertito una forte relazione di vicinanza tra le persone così come l’autenticità di questi rapporti, a cominciare dalla condivisione del cibo che cucinavano a casa e portavano agli eventi.

Proprio in Playa Florida un giorno, ho mangiato la migliore “minutas” di pesce fresco (filetto di pesce che si ottiene togliendo la testa e la spina centrale ma lasciando la coda ndr) di tutta la mia vita. Sono venuta via da lì con il piacere di averlo mangiato e con la ricetta in tasca. Nonostante una “ama de casa”, una casalinga, del posto mi avesse detto che era facile da fare, quando ho provato da sola… non sono riuscita a ottenere la stessa meravigliosa minutas fritta. Ho scoperto che il segreto stava nella salsa che copriva il pesce fatta unicamente con farina, uovo, un pizzico di bicarbonato, un po’ di sale e una goccia di limone.

Ero così contenta di quel modo di mangiare che quando una persona del luogo mi ha detto:”Siamo stanchi di mangiare solo pesce!” sono rimasta sorpresa e ho capito che tutti gli alimenti, anche i più buoni, senza varietà stancano, fino al rifiuto!

A Playa Florida e a Guayabal è del resto quasi impossibile produrre altri alimenti a causa della vicinanza al mare e la qualità del suolo, soprattutto salino e sabbioso o fangoso nell’area del magrovieto. La distanza dalle città principali (42 km la più vicina), inoltre, rende carissimo il prezzo degli ortaggi e quindi la loro presenza nella dieta dei pescatori era gioco forza molto limitata.

Ed è stato così che mi sono sorpesa molto meno quando le persone di Playa hanno chiesto che una delle alternative economiche che volevano sviluppare con “SOS Pesca” era una serra per produrre ortaggi e riuscire a mettere nel loro piatto quei prodotti che oggi sono considerati un vero e prorpio lusso! Con l’appoggo del governo municipale e l’Anap (associazione nazionale dei piccoli agricoltori) si è deciso dove collocarla e presto i pescatori di Playa avranno finalmente ortaggi freschi e sani e a prezzo minore.

E così come mi diceva Mayi una delle donne della comunità “Quando avremo la produzione di ortaggi allora sì sarà una delizia mangiare la minutas di pesce!”.

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COSPE