Progetto “Via lactea”: insieme per migliorare la filiera del latte

Myleidis, è veterinaria e socia della Cooperativa Jesus Menendez di Placetas dal 2011. Mi racconta: “Sono l’unica veterinaria della cooperativa. Mi muovo a piedi da una fattoria all’altra o a cavallo. Seguo oltre 100 allevatori soci della cooperativa. è difficile essere donna e veterinaria in un mondo di allevatori, che generalmente sono uomini e con mentalità “machista”.

è stato difficile farsi accettare all’inizio, ma poi quando ti guadagni la fiducia loro credono in te.
E forse ti rispettano anche di piú…”.
Le chiedo quali siano i principali problemi che affronta nel lavoro. “La denutrizione: durante la stagione secca i pascoli non riescono a nutrire le mandrie e la produzione del latte crolla. Negli ultimi anni la stagione secca dura piú che in passato, forse per il cambiamento climatico. Molti allevatori, non sono abituati a seminare foraggi. Nel mio lavoro promuovo il miglioramento dell’alimentazione animale, la produzione di foraggi, la rotazione dei pascoli proteici di alberi tropicali: gelso, moringa, leucaena. Io voglio che si sviluppino le fattorie dimostrative con varietà di erbe e foraggi. Il progetto mi aiuta in questo lavoro.”

Il professor Omar Martinez dell’Instituto de Ciencia Animal (ICA) dimostra meno dei 67 anni che dichiara, soprattutto quando percorre i pascoli delle fattorie delle cooperative di Nueva Paz, anche loro nel progetto Via lactea. è famoso in America Latina per aver selezionato varietà foraggere di erba elefante (pennisetum purpureum) che possono essere pascolate direttamente dai bovini, senza bisogno di sfalciarle e triturarle. Mi racconta: “L’erba elefante supera i due metri d’altezza, ma a Cuba abbiamo selezionato varietà a portamento basso che i bovini possono pascolare direttamente durante la stagione secca. Il contadino cubano normalmente non dispone di macchinari e combustibile per sfalciare e triturare il foraggio e per trasportarlo nelle stalle. Se il foraggio non puó andare dalle vacche, allora le vacche devono andare dal foraggio. Promuoviamo quindi il pascolo diretto tutto l’anno, ma di aree seminate con foraggi resistenti alla siccità”. Un bel rispamio di energia, effettivamente.

Silvio, socio della Cooperativa Conrado Benitez di Aguada è un allevatore proprietario, la sua famiglia ricevette la terra con la riforma agraria del 1963 che benefició migliaia di piccoli agricoltori. Alle sei di mattina sta terminando di mungere le sue venti vacche. La mungitura si effettua manualmente come nella maggior parte delle fattorie contadine cubane.

Fino agli anni ’90 la situazione era diversa. Le imprese statali concentravano migliaia di capi di bestiame, nutriti per lo piú con mangimi di importazione. Il modello produttivo cubano, basato sulla dipendenza da combustibile, mangimi e agrochimici, che entravano nel Paese grazie ad accordi commerciali privilegiati con l’Unione Sovietica, si riveló semplicemente insostenibile. Le grandi imprese statali, ammalate di gigantismo e dominate dai burocrati, non furono piú in grado di produrre cibo per la popolazione. Gli anni ’90 vengono ancora ricordati dai cubani come anni difficili, di penuria di cibo. Gli unici che continuarono a produrre fagioli, yuca, maiz, frutta, ortaggi e latte sono stati i piccoli produttori delle cooperative, come Silvio, abituati a utilizzare la trazione animale, il letame come concime, le varietà di semi locali e gli incroci con razze criollas piú resistenti alle condizioni tropicali.

Silvio racconta: “Terminata la mungitura le vacche e i vitelli, che non vengono separati dalle madri, vengono condotti nelle aree di pascolo dove trascorrono gran parte del giorno. Di notte e nelle ore piú calde i bovini rientrano in stalla. Il nostro ritmo di vita segue quello degli animali e delle stagioni.”

I problemi della filiera del latte cubano, peró continuano anche dopo la mungitura. Il latte appena munto da centinaia di produttori come Silvio viene trasportato ai punti di raccolta cooperativi. Da qui il latte segue due destini: la distribuzione diretta alla popolazione o la consegna alle imprese pubbliche per la trasformazione, fino alla distribuzione ai punti di vendita locali. Molti passaggi, molte mani che devono ricevere e passare il prodotto in maniera sincronizzata. Garantire la qualità finale del prodotto, peró, è una grande sfida: il controllo della qualità e la catena del freddo sono i principali problemi da affrontare. Negli ultimi anni, le cooperative del progetto Via lactea si stanno dotando di frigoriferi e kit per le analisi di qualità del latte, ma mancano ancora mezzi e, soprattutto, maggiore integrazione e partecipazione di tutti gli attori della filiera. Per questo al progetto Via lactea collaborano gli allevatori e le cooperative di produzione, le centrali del latte provinciali, gli istituti di ricerca, le associazioni di categoria e i governi municipali. Per unire e sincronizzare tutte le mani che partecipano nella Via lactea.

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