Emergenza siccità in Swaziland

Siamo in Swaziland, nella Regione del Lubombo, che prende il nome dalle montagne che segnano il confine orientale del Paese con il Mozambico. Ci guardiamo attorno e le conseguenze della terribile siccità che da anni colpisce questa regione sono estremamente visibili. Fa da contrasto l’isola verde che si intravede in lontananza, sullo sfondo in foto. “Sono le piantagioni di canna da zucchero” ci spiega un ragazzo “crescono su terre private e sono rimaste floride.”

Il 18 febbraio 2016 il governo dello Swaziland è stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza siccità. La discesa verso questa condizione è stata rapida e inarrestabile.

Se durante la stagione agricola 2014/2015 le precipitazioni hanno iniziato a diminuire, provocando grandi perdite di raccolto, la situazione è diventata davvero drammatica nella stagione successiva, quando le piogge si sono ridotte del 50% rispetto all’anno precedente. La siccità ha infatti provocato un dimezzamento della superficie piantata rispetto all’anno procedente, la morte di una parte del bestiame, soprattutto nel Lowveld, e di conseguenza una significativa diminuzione della produzione.

Le perdite hanno colpito in maniera più grave le piccole coltivazioni su terre pubbliche, come il campo di sorgo che si vede in foto, che non beneficiano di sistemi artificiali di irrigazione. Al contrario, le piantagioni di canna da zucchero che crescono su terre private, sono rimaste verdi. Queste terre, infatti, ricevono fondi ingenti poiché la canna da zucchero è il primo prodotto destinato al commercio e all’esportazione, rappresentando quello che gli abitanti del paese chiamano “l’oro swazi”.

Ad aggravare la già difficile situazione, fra dicembre 2015 e gennaio 2016 si è aggiunto El Niño, un fenomeno climatico periodico che riscalda le acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale. Tale fenomeno ha effetti anche nelle aree più lontane dall’oceano, come l’Africa meridionale e quindi lo Swaziland, che si sommano alla già presente siccità colpendo le riserve idriche e riducendo l’umidità del suolo. Le conseguenze più visibili sono ritardi nella semina e l’impoverimento del suolo sia per il pascolo che per la crescita delle colture.

La maggior parte degli abitanti della regione del Lubombo vive del lavoro nei campi poiché, a causa del basso livello di istruzione e specializzazione del lavoro, il numero di attività a cui si possono dedicare è esiguo e tra queste predomina l’agricoltura. La maggior parte dei contadini non dispone di un sistema artificiale di irrigazione e questo li rende vulnerabili di fronte alla una scarsa e anomala distribuzione delle piogge causata dai cambiamenti climatici. Non avendo gli strumenti per far fronte a tali cambiamenti, per i piccoli agricoltori è impossibile mantenere costante il proprio tenore di vita.

Il problema climatico ha avuto effetti anche sulla dieta degli abitanti della regione, che ha visto una diminuzione nella quantità e qualità del cibo consumato dalle famiglie nelle comunità rurali. La mancanza continua di raccolti ha portato infatti ad una scarsa scorta di cibo per le famiglie e, a maggior ragione, ad una limitata quantità di prodotti da destinare al mercato.

I gruppi vulnerabili sono ovviamente i più colpiti, in particolare le donne in gravidanza, in allattamento e le bambine. Infatti, la risposta delle famiglie a questi eventi è stata quella di ridurre le spese per la salute e l’istruzione e di consumare la porzione di raccolto destinata alla semina dell’anno successivo.

Il quadro è stato complicato ulteriormente da un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei costi per raggiungere i mercati, a cui si contrappone l’assenza di un reddito stabile, non avendo la maggior parte degli abitanti la possibilità di diversificare le proprie attività in altri settori, come industria o artigianato.

 

Gli interventi che COSPE ha proposto sono orientati al lungo periodo e volti al rafforzamento delle famiglie e dei gruppi maggiormente in difficoltà. Le attività messe in atto riguardano la formazione e l’assistenza tecnica per un uso più efficiente dell’acqua e per un miglioramento del suolo e della dieta; la fornitura di macchinari agricoli e il rafforzamento delle attività extra-agricole come quelle di trasformazione dei prodotti, di artigianato e eco-turismo. Si stima il coinvolgimento diretto di ben 415 agricoltori (30 gruppi e 175 individui, in prevalenza donne) con le relative famiglie, altre 200 famiglie particolarmente vulnerabili e più di 2000 studenti di 4 scuole per la realizzazione degli orti scolastici.

Si riparte dal capitale umano, si riparte dalla comunità!

 
 
cooperazione italiana Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo all’interno del progetto “Riduzione della vulnerabilità alimentare e nutrizionale nella Lubombo Region in Swaziland”
 
 

Lisa Capretti

Fiorentina, 25 anni, dopo il diploma lavora ma decide di ricominciare gli studi e si trova a studiare Sviluppo economico e cooperazione internazionale all’Università di Firenze. Qui scopre l’interesse per lo sviluppo rurale e incontra Cospe durante la stesura della tesi, dedicata ad uno dei progetti in Swaziland. Dopo la laurea, in una piccola pausa dallo studio, inizia uno stage in Cospe e adesso è in Swaziland, come volontaria, per conoscere da vicino quello che ha studiato.