Rahyana – Nacyb Allouhi

Casa “Dar” Rayhana a Jendouba nasce come gruppo informale di donne per poi costituirsi in associazione vera e propria nel 2015. In una zona interna della Tunisia, caratterizzata da forte disoccupazione e radicate pratiche tradizionali che relegano le donne ai lavori domestici e senza una vera retribuzione, l’associazione, nata principalmente come spazio libero di aggregazione per le donne, tenta oggi il salto verso l’impresa sociale. In quest’ottica Rayhana fornisce servizi e formazioni per creare piccole ma vere e proprie imprese femminili. “Sono il 70% delle donne a lavorare in casa e a sostenere l’economia domestica ma senza un ver e proprio riconoscimento – dice Nacyb Allouhi, direttrice della casa – noi oggi proviamo a rendere molte di loro indipendenti. Organizziamo formazioni di cucito, artigianato, pitture su seta etc… oltre a dare dei servizi come internet e una palestra per sole donne. Tutte cose che mancano alla città”. A Casa Rayhana si organizzano anche proiezioni di documentari e di film o sessioni di uncinetto femminista. Un modo per tenere insieme le donne che qui si scambiano idee, progettualità ed esperienze. “Pensare a una vera impresa sociale vuol dire mettere insieme tante diverse competenze, migliorarle e creare reddito”. Le prime attività nate intorno alla casa sono un servizio di catering e un bed and breakfast. “Il catering in particolare è fatto con prodotti di cui consociamo la filiera e il metodo di produzione – continua Nacyb –  anche se ancora non possiamo garantire una produzione del tutto biologica sappiamo che i prodotti che ci arrivano sono fatti seguendo metodi naturali e in molti casi anche con il recupero di metodi tradizionali che andrebbero perduti”. Uno di questi è la macinazione dei cereali con una macina di pietra. “Sono ormai l’unica in tutta la regione che utilizza questo metodo – dice Baya Hizaoui, una delle produttrici di Rayhana- è una cosa che ho appreso da mia madre e da mia nonna.  Il lavoro è più lungo ma la qualità è più buona”. La questione della valorizzazione del lavoro e l’equità dei prezzi è una delle questioni fondamentali per le nuove piccole imprese. I prodotti concepiti in questo modo costano di più sul mercato. “A Jendouba non c’è ancora una grande sensibilità  – racconta Nacyb – e per questo abbiamo fatto campagne di informazione e convenzioni con le scuole e gli asili nido. Spieghiamo il valore nutrizionale e ambientale dei cibi naturali. Contro una cultura del “fast food “crescente e un’invasione di merendine confezionate tentiamo di far riscoprire la merenda fatta in casa”. Rimane il fatto che ad oggi il vero mercato è verso Tunisi. E’ qui che vanno la maggiore parte delle produzioni che Rayhana mette insieme raccogliendole dalle varie produttrici locali. “Stiamo creando un vero e proprio marchio che ne garantirà la provenienza e la filiera. Si chiamerà “Friga”, dall’antico nome romano delle città. Jendouba infatti era uno dei granai dell’impero romano e non lontano dal capoluogo ci sono ancora le vestigia di un’importante città dell’epoca. Insieme ai ragazzi dell’Istituto di Belle Arti di Sousse, le signore di casa Rayhana stanno ideando il logo e il packaging dei prodotti. “Dalla vendita dei prodotti ci aspettiamo un salto di qualità per la parte economica della nostra impresa. Ad oggi il catering e il bed and breakfast costituiscono solo il 30% del nostro bilancio. Il resto è costituto da progetti e finanziamenti stranieri. Per un totale di circa 70mila dinari all’anno (circa 25mila euro).” Le formazioni hanno tutte questa ottica “imprenditoriale” – dice Mbarka Osmany – sarta, artigiana e operatrice di Rayhana. Ogni giovedì e venerdì vengo qui a fare formazione. Ma non è formazione fine a se stessa. Le ragazze e le donne escono da qui con un progetto concreto”. Mbarka e Baya frequentano la “casa” di circa 5 anni, continuano le loro attività a casa, ma frequentare il centro ha dato loro anche tante altre opportunità: migliorare e diversificare i prodotti, entrare in un network di altre piccole imprese e anche aumentare i clienti. Ad oggi ogni produttrice ha una rete fissa di circa 30 clienti che garantiscono loro il lavoro con continuità come una sorta di Gas (gruppo di acquisto solidale). Le eccedenze delle loro produzioni vengono invece acquistate in conto vendita proprio da Rayhana che si occupa appunto della commercializzazione collettiva.   L’economia sociale qui come altrove rappresenta soprattutto un volano di cambiamento sociale oltre che economico per molte donne che non avrebbero accesso a servizi mercato e formazione. Sono circa 100 le ragazze e le donne di Jendouba che oggi fanno riferimento a Rayhana. “Una grande vittoria contro la mentalità tradizionalista e patriarcale che ci circonda – conclude Nacyb – E che stiamo lentamente cercando di scalfire”.

Pamela Cioni
Pamela Cioni, fiorentina, giornalista professionista, ha lavorato per diverse testate locali e nazionali dove ha scritto di cinema, cultura e cooperazione internazionale. Si è occupata di letteratura latinoamericana per la casa editrice Caminito della quale è stata anche fondatrice. Attualmente è responsabile per la comunicazione della ong COSPE per la quale è anche direttrice della rivista “Babel”.