Eco-Lubombo, le filiere del cibo. La storia e le sfide

10 anni fa, nella comunità di Shewula COSPE avviò con le organizzazioni contadine e le associazioni di donne  un progetto di sicurezza alimentare, basato sul  recupero delle tradizioni e dei saperi locali. Allora lo Swaziland era un Paese sconvolto dall’ AIDS ed era in gioco la sopravvivenza di tante famiglie colpite dell’epidemia, spesso composte di soli orfani.

Il progetto durò tre anni.  Alla fine la scommessa fu vinta: molte famiglie  colpite dall’AIDS riuscirono con i propri mezzi a garantirsi  un’alimentazione più sana utilizzando  sementi locali, fertilizzanti naturali e  pesticidi biologici.

Oggi,  in Africa e  nella Lubombo  Region

L’esperienza di Shewula, nata sull’onda di una emergenza, è riconosciuta  oggi come “best practice”  e viene  riproposta  in 10 nuove comunità tra Swaziland, Mozambico e Sudafrica  dall’ “Eco-Lubombo Programme”:  una  iniziativa transnazionale di gestione sostenibile del territorio e delle sue risorse  tra Swaziland, Sudafrica e Mozambico, promosso da COSPE e dalla Lubombo Conservancy.

Una nuova sfida: il mercato

Oggi le condizioni  sono diverse rispetto a 10 anni fa: l’AIDS  ha cessato di essere  una minaccia mortale per le comunità.  Si ricomincia a guardare al futuro con fiducia e speranza. I prodotti della terra non sono più soltanto cibo ma anche  fonte di reddito.  Per le donne un’opportunità  straordinaria per  migliorare la propria condizione sociale.

La sfida più difficile in questa nuova fase è il mercato:  come trasformare il buon cibo di tutti i giorni in qualcosa per altri sono disposti a pagare. Anche se viene dalla comunità. Soprattutto perché viene dalla comunità.

Le filiere del cibo

Per vincere questa sfida, si mette al centro un approccio integrato di filiera: per ogni prodotto si valutano prima le potenzialità di mercato, poi il tipo di trasformazione/packaging richiesto, infine le implicazioni in termini di produzione.

Si privilegia la filiera corta: il mercato di comunità,   e quello legato allo sviluppo del turismo naturalistico-culturale nella Lubombo  TFCA (Tembe-Futi Transfrontier Conservation Area).   Si punta  per questo ad una certificazione etica e ambientale, con il marchio “EcoLubombo”.

I prodotti sono legati all’ambiente, alla storia, alla cultura locali, come  l’emabele (sorgo), il tindhluvu  e il tinhlumayo (legumi locali), l’imbuya, l’inkaka  e la ligusha (verdure spontanee), l’emasi (lo yoghurt tradizionale delle popolazioni Nguni).

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FILIERA DEL MIELE

Prodotto di alto valore nutritivo ed elevato potenziale di mercato

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FILIERA DEL FAGIOLO

Hanno un alto valore nutritivo e sono adatti agli ecosistemi locali, anche in condizioni di stress ambientale.

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FILIERA DEGLI ORTAGGI

La produzione di ortaggi ha conosciuto negli ultimi decenni di un grande sviluppo

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Il progetto in sintesi: 

Il progetto si propone di realizzare  10 moduli pilota di filiere del cibo in altrettante comunità della Lubombo TFCA: 6 in Swaziland, 2 in Mozambico, 2 in Sudafrica.

Ogni modulo sarà realizzato da un gruppo o da una associazione di donne, cui il progetto fornirà: assistenza tecnica per la realizzazione degli studi di filiera; il miglioramento delle tecniche di produzione e di trasformazione; il business management; attrezzature ed input per il miglioramento delle tecniche di produzione e di trasformazione/packaging; un accompagnamento del processo di certificazione etica e ambientale.

I Lubombo EcoProducts

Nel settembre del 2015 gli “Lubombo Ecoproducts” sono stati ufficialmente presentati al pubblico e alle  istituzioni swazi: miele, sorgo, mais, tindlumayo (fagioli tradizionali) e la cayenne pepper sauce targati “Lubombo” sono già sugli scaffali di alcuni negozi di Mbabane, Manzini e Siteki e nei prossimi mesi saranno promossi attraverso radio e giornali che riusciranno a raggiungere un alto numero di persone anche fuori dalla regione. Il marchio “Lubombo EcoProducts” racchiude pratiche agricole sostenibili e la sua creazione è stata resa possibile grazie alla partecipazione e il coinvolgimento di donne e giovani di diverse comunità del Lubombo.