Non solo agricoltura nelle comunità del Lubombo!

Una parte importante dei progetti messi in atto qui in Swaziland riguarda la gestione e la conservazione della natura e dei paesaggi presenti, elementi che sono il fiore all’occhiello di queste terre. A questi sono strettamente legate le attività turistiche, che riescono a coinvolgere tutta la comunità, come ci raccontano alcuni ragazzi incontrati nel campeggio a Mhlumeni, al confine con il Mozambico. Questo campeggio – i cui lavori sono iniziati lo scorso anno e sono tutt’ora in corso per garantire il perfezionamento della struttura – segue l’esempio di successo del campeggio presente a Shewula, che è riuscito a creare legami tra territorio e cultura locale – grazie al suo comitato di gestione a livello comunitario – e a migliorare la qualità della vita degli abitanti locali. Il nuovo campeggio è composto da 5 tende, di cui una cucina e 4 stanze da letto. Permette di vivere un’esperienza a contatto con la natura, ma in una bellissima struttura. I ragazzi si stanno chiedendo se fosse necessario aggiungere altre tende per ospitare un numero maggiore di persone, anche se il primo problema da affrontare e risolvere riguarda la fornitura di acqua, che spesso non basta per assicurare una copertura stabile al camp.

C’è anche un progetto riguardante lo sviluppo di eco-sentieri che si pone l’obiettivo di fornire un collegamento fra le comunità e richiamare un numero maggiore di turisti, fino ad arrivare, in futuro, a collegare Sud Africa, Swaziland e Mozambico. A Mhlumeni abbiamo percorso uno dei due sentieri realizzati, circondati dai suoni della natura, con due guide che ci hanno accompagnato, parlandoci della loro attività. Insieme a Cospe, hanno iniziato la realizzazione di questo sentiero nel dicembre 2015, riuscendo ad aprirlo ai turisti – che in genere soggiornano nel camp – dopo qualche mese. Insieme a loro, che ci descrivono tutto quel che c’è da conoscere nella boscaglia – gli animali, le piante e i paesaggi che si intravedono in lontananza – è possibile raggiungere delle bellissime cascate.

Durante la camminata, c’è spazio anche per conoscersi meglio e i ragazzi ci raccontano le loro storie. Il primo ha 23 anni, ci parla della sua vita passata quando viveva a Manzini, segnata da difficili eventi e dall’alcolismo. Da qualche tempo ha però deciso di voltare pagina, e il suo coinvolgimento nel progetto gli ha dato un motivo in più per ricominciare impegnandosi al massimo in quello di cui è appassionato fin da quando era uno studente: la natura e la conservazione dell’eco-sistema. Vive con i genitori anche se vorrebbe farsi una famiglia ed è molto interessato all’Italia, sperando un giorno di poterla vedere con i suoi occhi. Il secondo ragazzo, di 30 anni, altrettanto appassionato di natura e di biodiversità – mi confida che il suo motto è “Nature is me!” – ha studiato, e tutt’ora continua a studiare, piante e animali. È consapevole dell’importanza della relazione fra turismo e prodotti locali, e per questo motivo porta avanti anche l’attività di apicoltore, insieme ad un altro ragazzo della comunità, con il quale condivide due arnie.

Purtroppo non tutta la comunità vede di buon occhio la creazione di aree di conservazione per la paura di perdere spazio per il pascolo del bestiame. Forse per questo motivo, le guide ci raccontano di aver subito alcuni piccoli furti, tra cui la cassetta utilizzata per attirare le api che era posizionata lungo il sentiero ed i bastoni da passeggio.

Come ben sappiamo, però, la preservazione della natura è un punto centrale per un futuro migliore nel paese. Non è ancora troppo tardi per il cambiamento: i sogni di questi due ragazzi possono contagiare anche il resto della comunità!
 
cooperazione italiana Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo all’interno del progetto “Riduzione della vulnerabilità alimentare e nutrizionale nella Lubombo Region in Swaziland”
 
 

Lisa Capretti
Fiorentina, 25 anni, dopo il diploma lavora ma decide di ricominciare gli studi e si trova a studiare Sviluppo economico e cooperazione internazionale all’Università di Firenze. Qui scopre l’interesse per lo sviluppo rurale e incontra Cospe durante la stesura della tesi, dedicata ad uno dei progetti in Swaziland. Dopo la laurea, in una piccola pausa dallo studio, inizia uno stage in Cospe e adesso è in Swaziland, come volontaria, per conoscere da vicino quello che ha studiato.