Dal Niger al mondo andata e ritorno

Intervista alla star internazionale Bombino

Di Andrea De Georgio

Omar Mokhtar è più conosciuto sotto il nome d’arte, Bombino. Questo infaticabile chitarrista tuareg partorito dalle sabbie del Sahara è senza dubbio uno dei musicisti più talentuosi e famosi del Niger e di tutta l’Africa Occidentale. Sempre in viaggio nel continente e nel mondo intero, parlare con Omar è un’impresa ardua. Ma quando si ha la fortuna di ascoltarne i racconti, le rare parole che gli escono con un filo di voce sembrano note di una musica venuta da lontano: “La mia infanzia ha il sapore della bouille di miglio (bevanda dolce a base di cereali che si beve soprattutto la sera, ndr), del latte di cammello e di capra, dei pomodori freschi e del pane cotto sotto la sabbia, alla maniera tradizionale.” Sullo sfondo della sperduta Agadez, antica città del Niger chiamata da viaggiatori e migranti “la porta del deserto”, i ricordi di Bombino sono conservati fra le dune e protetti dal turbante bianco che porta sempre (anche in concerto) avvolto attorno alla testa. “A pranzo non si mangiava mai pesante, per via del caldo. La sera, invece, le donne della famiglia preparavano una grande portata di rinforzo per tutti quanti e ci riunivamo nel cortile di casa a mangiare insieme dallo stesso piatto.” Oggi non è più così, anche perché l’artista si è trasferito per questioni di lavoro nella capitale Niamey. “Facciamo la spesa al supermercato perché la campagna, con i suoi ingredienti naturali, è troppo lontana rispetto a quando vivevamo ad Agadez, che è mezza città e mezza brousse”. Bombino, che partendo dalle proprie radici tuareg ha inventato un’originale cifra musicale mischiando melodie acustiche, percussioni e stridenti chitarre elettriche, non ha mai scritto una canzone sul cibo. “Ma ci sto pensando da tempo” confessa. Per ora è preso da una lunga tournée europea che lo impegnerà durante tutto il Ramadan, con un’unica pausa prevista per rientrare in Niger a festeggiare il Tabaski (la festa di fine Ramadan). Seppure siano cambiati i sapori che si mettono in tavola per la rottura del digiuno rituale, nella sua Africa è rimasto intatto, durante il mese sacro all’Islam, lo spirito di condivisione collettiva: “Il primo giorno di Tabaski ad Agadez come a Niamey si sacrificano montoni, capre, mucche, si cucinano sul fuoco e si divide la carne con parenti e vicini del quartiere.” Come si faceva una volta, per conservare tanto cibo senza frigoriferi ed elettricità la carne viene condita con l’agi kamba, salsa piccante fresca o in polvere di cui ogni famiglia ha una propria ricetta. “Ogni madre la conserva gelosamente, tramandandola di generazione in generazione a figlie e nipoti”. Future depositarie della ricetta segreta della mamma di Bombino sono le sue amate figlie: Tidbilal, cinque anni, e Aisha, due anni e mezzo. “Ancora non apprezzano il latte di cammello, preferiscono quello in polvere. I loro gusti sono cambiati rispetto ai miei tempi, l’unica cosa rimasta uguale è che, come tutti i bambini del mondo, se potessero si nutrirebbero di sole caramelle”.

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