La storia di Joseph Geagea, il custode della memoria di un popolo

La storia di Joseph Geagea, il custode della memoria di un popolo

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha avuto fra le mani il libro il Profeta, di Gibran Khalil Gibran, terzo autore best seller al mondo per la poesia dopo Shakespeare e il filosofo cinese Lao Tze.  Il suo coraggio, la sua visione hanno segnato un’epoca ispirando migliaia di intellettuali fino ai giorni nostri: c’è una rivoluzione in tutti i suoi libri. Gibran ha rappresentato una guida per il pensiero libanese, per ciò che riguarda la politica: libanese e del medio oriente, ispirando una ribellione all’impero ottomano. Con il suo pensiero critico si attirò le critiche aspre del mondo cattolico che di leggere le sue opere, di fatto rafforzando il suo mito fino ai giorni nostri.

Nella sua casa museo di Bcharrè, un tempio visitato da migliaia di turisti e viaggiatori ogni anno, proprio sui passi del Lebanon Mountain Trail, incontriamo Joseph Geagea, direttore del museo Gibran.

Gibran è molto famoso. C’è una domanda che tutte le persone si chiedono. Perché qui, perché proprio in questo posto?

 Quando Gibran era molto giovane, sua madre prese la famiglia e si trasferirono negli Stati Uniti, emigrarono a Boston. Proprio a Boston Gibran iniziò la scuola e la sua famiglia cominciò a lavorare. La prima “scoperta” di Khalil Gibran quindi fu sua madre e per questa ragione si può notare che nella maggior parte dei suoi dipinti venne molto influenzato dalla figura femminile e soprattutto dalla madre.

Si trasferì quindi da Bsharre agli Stati Uniti. Rimase a Boston per tre anni dove fece la conoscenza di uno dei più importanti fotografi dell’epoca a Boston il quale lo spinse a dipingere e disegnare perché lui per primo scoprì il genio di Gibran per l’arte. Dopo tre anni Gibran tornò in Libano e si sistemò a Beirut dove iniziò a studiare in una scuola prestigiosa e passò i periodi estivi col padre in quanto il padre non lasciò mai Bsharre.

Passò tre quattro anni in Libano con l’intenzione di studiare arabo e francese e dopo quattro anni tornò a Boston.

Tra il 1902 e il 1904 Gibran perse tutta la sua famiglia ed eccezione di una delle sorelle. Nel 1904 incontrò Mary Haskell, una pittrice americana, la donna che per davvero lo scoprì. Ebbe fiducia in lui e nel suo lavoro e nel 1908 lo mandò a Parigi dove Gibran studiò le tecniche della pittura. Dopo due anni e mezzo tornò a Boston e nel 1911 si trasferì a New York dove vi rimase fino alla sua morte nel 1931. È in questo periodo che Gibran cominciò a conoscere le persone e dopo la sua pubblicazione de Il Profeta nel 1923, diventò molto famoso e la gente cominciò a notarlo e stare attorno a lui fino ad oggi. Il Profeta venne tradotto fino a 100 lingue diverse e fu il suo libro di maggior successo. In questo libro parla della nostra vita, della vita quotidiana, parla di amore, matrimonio, bambini, del mangiare, piangere, del dolore, della morte. Tutte queste cose fanno parte della vita quotidiana in un senso universale che sia per un cristiano, musulmano, buddista o ateo. Per questa ragione, ma per il suo background cristiano soprattutto, scrisse Il Profeta, un libro tradotto in tutte le lingue del mondo.

Quando era a Parigi, Gibran incontrò molti poeti e artisti famosi come Rodin, un’importante scultore europeo. In questo contesto c’era un’importante movimento a livello culturale che lo impressionò ma la sua arte e la sua scrittura non fecero mai riferimento ad una specifica scuola o pensiero. Conobbe inoltre altri mentori, libanesi e siriani e questa comunità rivoluzionò la letteratura. Divennero famosi negli Stati Uniti ma anche in quest’area del Libano. Si formarono come Associazione della Penna nel 1920 di cui Gibran era a capo.

Non possiamo considerare Gibran solo come un poeta libanese, un artista libanese, un filosofo libanese. Sarebbe sbagliato. I libanesi sono molto orgogliosi di Gibran anche perché nella loro storia, o almeno negli ultimi 150 anni, il Libano non ha mai avuto una personalità così di spicco come Khalil Gibran, qualcuno che avesse l’abilità di rendere i libanesi fiero di lui. Ovunque puoi incontrare libanesi, soprattutto all’estero, che ti parleranno di Gibran. È una figura molto rispettata da tutti, in particolar modo dai libanesi che vivono all’estero rispetto a quelli che vivono nel Paese.

 

Come può essere usato questo per leggere la realtà in Libano dei giorni nostri? Come interagisce la nuova generazione?

Ad essere onesto, non puoi contare molto nelle nuove generazioni. In Libano, come da altre parti, la rivoluzione c’è stata negli anni 60, non oggi. Le generazioni di oggi non reagiscono perché sono interessati all’internet e ad altre cose materiali. Ma la fama di Gibran è iniziata molto prima, anche prima che morisse. Hanno sentito parlare di lui perfino in Libano. Mi ricordo ho avuto modo di parlare con molte persone anziane, alcune delle quali sono già morte, che mi raccontavano di Gibran e della sua fama nel mondo e negli Stati Uniti, di cosa esattamente scrisse nei suoi libri, soprattutto ne Il Profeta e che questo venne tradotto in cinese nel 1926 solo tre anni più tardi al sua pubblicazione. E la Cina di quell’epoca non era di certo come la Cina oggi.

Non si può fare un paragone tra la gente qui e la gente in Occidente. Ad essere onesto, grazie a Gibran, che portò all’esterno questo fama e grazie ai suoi libri famosi in tutto il mondo e tradotti in tutte le lingue, posso vedere come i libanesi reagirono positivamente verso i suoi scritti e i suoi lavori.

Versione inglese

This article is made possible in the framework of the project “Conservation and Development of Economic Opportunities on the Lebanon Mountain Trail” under the EU funded Reinforcing Human Rights and Democracy in Lebanon – Active Citizenship, AFKAR III program managed by the Office of the Minister of State of Administrative Reform (OMSAR). 

This publication has been produced with the support of the European Union. The content of this article is the sole responsibility of COSPE and can under no circumstances be regarded as reflecting the position of European Union and the  Office of Minister of State for Administrative Reforms (OMSAR). 

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